Ciò che è avvenuto all’ingresso della gran guardia in occasione della commemorazione della giornata della memoria è un fatto di estrema gravità soprattutto per la novità della privazione di diritto che abbiamo subito. Ad alcune persone colpevoli di essere “somaticamente” o “esteticamente” identificabili come antifascisti appartenenti ai centri sociali è stato interdetto l’accesso.
Nessun indizio nessun pretesto, era attribuibile alle persone che alla spicciolata si avvicinavano al palazzo.
Nessuno striscione, né volantino.
Dunque una vera e propria sanzione preventiva, un provvedimento dalla legalità discutibile, punire un reato non ancora commesso, senza che le forze dell’ordine sapessero giustificare o quanto meno esplicitare le ragioni del provvedimento stesso. Quali sarebbero stati i criteri paradossali per definire gli indesiderati. Caratteriali? Estetici? Somatici? Di appartenenza politica? Di storia personale?
Un reato dicevamo. Il pericolo era infatti che le suddette persone rumoreggiassero focosamente al termine dell’intervento del sindaco: da quando una contestazione pacifica si configura come reato penale?
Altro paradosso sta nel definire la responsabilità di chi ha deciso tale provvedimento.
Sembra che la richiesta (con annessa lista di proscrizione) sia arrivata direttamente dal sindaco, ma se il sindaco sceriffo ormai è il principe della città, ci sfugge la funzione di questore e prefetto. Ulteriore drammatica prova di come la divisione dei poteri e competenze, i meccanismi di garanzia, le dialettiche stesse tra istituzioni diverse, caratteristiche di una democrazia matura, nell’epoca dell’emergenza securitaria si stiano appiattendo in un vero e proprio blocco di poteri che mal tollera ogni forma di minoranza, di diversità, di critica e tanto meno di contestazione.
Constatiamo anche però che questo è un segnale di debolezza per questa amministrazione, il sindaco ha i nervi scoperti e reazioni così spropositate dimostrano quanto pesi alla lunga il gioco delle due maschere: il leghista avanguardista della prim’ora pronto alle barricate e alle marce al passo dell’oca con i neofascisti e l’amministratore deciso, ma equilibrato capace di rappresentare tutta la città e la sua storia.Se il Giorno della Memoria è stato istituito per ricordare tutt* le Vittime dei campi di sterminio nazisti ci chiediamo dove erano: Zingari, Testimoni di Geova, Omosessuali, Anarchici, Massoni, Psichiatrici ed altri ed altre che sono morti in quei tragici anni.
Ci è parsa una gravissima dimenticanza da parte delle istituzioni veronesi, tutte, che evidentemente giudicano irrilevante che siamo periti nei campi di sterminio nazisti anche 500.000 zingari, il silenzio continua e  diventa sempre più pesante.
Evidentemente per Tosi sarebbe stata dura condividere il palco con uno dei Rom che ha tanto combattuto nel corso degli anni, quella presenza avrebbe sicuramente dato maggior dignità al Giorno della Memoria.
La cerimonia era pubblica e Tosi era un ospite.
Nonostante le sue implicazioni con la peggior destra razzista e negazionista (Miglioranzi in primis) o con personaggi della scuola Gentilini (quello che qualche anno fa evocava i vagoni piombati per deportare i migranti) è rimasto all’interno. Persone che praticano l’antifascismo giorno per giorno attualizzandone i contenuti per vivificarlo nella realtà di oggi, vengono buttate fuori. Proprio oggi che attualizzare la memoria è opera imprescindibile, in una società spaventata che registra impulsi irrazionali di chiusura e intolleranza, ossessioni identitarie e pericolose stigmatizzazioni etniche, da cui pescano a piene mani consensi elettorali tanto imprenditori politici tradizionalmente preparati in tal senso (dal nazionalismo classico al localismo leghista) e nuovi avventurieri di cui Veltroni e il suo pacchetto antirumeni sono solo l’esempio più clamoroso.
Con le dovute proporzioni settant’anni fa duci e fascismi non caddero dal pero un mattino, ma crebbero in un contesto di lungo periodo dove la cultura e la società erano state già abbondantemente seminate di linguaggi e immaginari.
Non ci si stupisca poi dell’assenza dei giovani in sala, non si cada nel grottesco interrogandosi sul come mai noi fossimo presenti, quasi fosse un evento anomalo: solitamente non giriamo con il triangolino colorato atto a definire la nostra razza, ci siamo stati in passato e ci saremo in futuro in maniera silenziosa e in maniera rumorosa. Se non la voce ci auspichiamo che almeno una riflessione si levi dalla scarsa platea presente in sala domenica mattina.
I partiti della sinistra devono riconoscere che i provvedimenti estemporanei e tracotanti del sindaco hanno inferto una grave ferita alla convivenza democratica, e alle norme che la regolano e la tutelano. Se i partiti non hanno creduto di dovere protestare domenica, in un giorno in cui l’esercizio della memoria ci ha reso tutti più sensibili, lo facciano adesso, subito. Come insegna Brecht, prima o poi tocca anche a te, e non solo ai tuoi vicini.
Il 25 aprile che faremo?
Lasceremo le piazze agli integralisti cattolici, esplicitamente antisemiti e negazionisti, per le loro messe di riparazione?
Batteremo le mani alle parole del sindaco che ricorderà le vittime di ambo le parti della guerra civile del ’43 ’45?
Ignoreremo le scritte di cui si riempirà la città come quella “partigiani infami” o quella “ebrei vittime come Marsiglia” con cui alcuni bravi veronesi doc hanno pensato di sintetizzare la ricorrenza?

Noi vi assicuriamo ci saremo.

csoa la chimica – circolo pink